Economia Ragusa

Eni in Sicilia: Innovazione a Ragusa e Dirottamento degli Investimenti su Priolo?

Eni sembra intenzionata a investire in ricerca e sviluppo negli Iblei, con particolare interesse per le produzioni agro-bio

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Ragusa - Il panorama industriale siciliano si trova in un vortice di incertezze e aspettative. Eni, il colosso dell'energia, sta pianificando da alcuni mesi una ristrutturazione e un rilancio che potrebbero ridefinire il futuro economico dell’Isola legato alle produzioni della petrolchimica. Al centro del dibattito vi è la dismissione dell’intera filiera dei polimeri su Ragusa e l'investimento di 800 milioni di euro destinato alla costruzione di una bioraffineria a Priolo, in sostituzione dell'attuale impianto di produzione etilene.

Come riportato dal Sole 24 Ore, autorevole voce di Confindustria, l'attenzione su Ragusa è stata altissima negli ultimi giorni. L'impianto locale è attualmente fermo a causa di una semplice ma cruciale evidenza: non c'è domanda di prodotto secondo le analisi aziendali. Tuttavia, Eni sembra intenzionata a investire in ricerca e sviluppo negli Iblei, con particolare interesse per le produzioni agro-bio. Questo approccio potrebbe rappresentare una via sostenibile per il rilancio economico dell’area industriale ragusana, iniettando innovazione e nuove opportunità di lavoro nel territorio. 

A destare forte preoccupazione, invece, è la situazione di Priolo, dove la trasformazione dell'impianto di cracking in una moderna bioraffineria potrebbe riscrivere anche la sorte dell'intera area industriale di Siracusa e Augusta, vista la forte integrazione tra i vari impianti che in quell'area insistono. La lista dei possibili candidati a sostituire Priolo è lunga e comprende sia siti italiani che esteri. Le indiscrezioni - secondo i ben informati del Sole 24 Ore - suggeriscono che, in assenza di un accordo rapido, Eni potrebbe decidere di dirottare altrove gli 800 milioni previsti per Priolo, lasciando il sito siciliano in un'incertezza ancora maggiore. Senza la riconversione, Versalis potrebbe anche pensare di vendere gli asset italiani della chimica di base, quella che non piace agli azionisti. Da tempo il management di Eni ritiene che la strada della chimica di base sia non più percorribile e non ne fa mistero. 

A Ragusa, nei giorni scorsi, i sindacati hanno chiesto che vengano fermate le operazioni di decommissioning previste a partire da gennaio. Allineare i tempi della dismissione dei vecchi impianti con l'implementazione degli investimenti, per garantire ricadute positive sull'occupazione e sull'economia locale. Tale richiesta è stata presentata dagli attori sociali anche al Governatore Schifani che, nel suo ultimo incontro con Eni, avrebbe preteso da Eni un cronoprogramma dettagliato sugli investimenti e le loro implicazioni per il territorio. 

Sulla questione è intervenuto più volte il Vescovo di Ragusa, Monsignor La Placa, che ha richiamato all’assunzione di responsabilità sociale la politica regionale e l’azienda anche durante l’omelia dell’8 dicembre in cattedrale.

Il bilancio di fine anno si chiude per gli insediamenti chimici siciliani che fanno capo a Eni, nel cerchio di un dubbio sempre più insistente. Una incertezza che investe sia il futuro delle produzioni di Ragusa e Priolo, come la garanzia occupazionale per mille lavoratori. Come Platone suggeriva, il dubbio è la scintilla della conoscenza e dell'evoluzione. Ma, ad essere sinceri, Platone di chimica e petrolio ne capiva ben poco. 


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